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Dazi Trump bocciati dalla Corte Suprema: il duro colpo alle politiche protezioniste

La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bocciare i dazi promossi da Donald Trump rappresenta un evento di grande attualità, avvenuto proprio oggi 20 febbraio 2026, che scuote le basi della strategia economica protezionista del secondo mandato presidenziale. Questa sentenza, con una maggioranza netta di 6 voti a 3, limita i poteri esecutivi in materia di commercio internazionale, aprendo un confronto istituzionale tra Casa Bianca e Alto Organo giudiziario, con ripercussioni globali sul commercio e sulle relazioni con alleati come l'Unione Europea.

Dazi Trump bocciati dalla Corte Suprema: il duro colpo alle politiche protezioniste

La sentenza della Corte Suprema: i dettagli del verdetto

La Corte Suprema ha dichiarato illegittimi i dazi doganali universali imposti unilateralmente da Trump, stabilendo che il presidente ha ecceduto i propri poteri costituzionali imponendo tariffe generalizzate fino al 30% senza l'approvazione del Congresso. La decisione è arrivata con 6 voti favorevoli alla bocciatura e 3 contrari, un esito sorprendente data la composizione conservatrice della Corte, dominata da giudici nominati da presidenti repubblicani.

Il presidente della Corte, John Roberts, ha guidato la maggioranza insieme ai tre giudici liberali – Sonia Sotomayor (nominata da Obama nel 2009), Elena Kagan (Obama, 2010) e Ketanji Brown Jackson (Biden, 2022) – e a due conservatori nominati dallo stesso Trump: Neil M. Gorsuch e Amy Coney Barrett. A favore dei dazi hanno votato i conservatori Clarence Thomas (dal 1991, nominato da George H. W. Bush), Samuel Alito (dal 2006, George W. Bush) e Brett Kavanaugh.

Questa "alleanza trasversale" ha segnato una rara sconfitta per l'amministrazione repubblicana, che in un anno aveva contato su una Corte spesso favorevole, specialmente su immigrazione e politiche interne.

Dazi Trump bocciati dalla Corte Suprema: il duro colpo alle politiche protezioniste

La reazione di Trump: accuse e piano B

Donald Trump ha reagito con toni duri, definendo la sentenza "vergognosa" e accusando i giudici dissenzienti di essere "antipatriottici e sleali alla Costituzione", insinuando influenze straniere senza prove. "Mi vergogno di alcuni membri della Corte", ha dichiarato, profilando uno scontro istituzionale.

Nonostante la bocciatura, Trump ha annunciato un ordine esecutivo alternativo per imporre un dazio globale del 10%, una percentuale ridotta rispetto alle tariffe precedenti, utilizzando altri strumenti normativi. "Tutti i dazi rimangono, abbiamo delle alternative che potrebbero portare più denaro", ha affermato in conferenza stampa alla Casa Bianca, aggiungendo: "La Corte mi ha reso più forte".

Impatti economici e contesto storico

Dazi Trump bocciati dalla Corte Suprema: il duro colpo alle politiche protezioniste

I dazi di Trump, introdotti per compensare i tagli fiscali a imprese e redditi alti, trasferivano il peso fiscale sui partner commerciali esteri, generando entrate dalle importazioni. La sentenza ridimensiona questo regime tariffario, colpendo paesi come UE e Canada, e potrebbe favorire un riequilibrio commerciale globale.

Si tratta di una battuta d'arresto per le politiche protezioniste, ma Trump punta a una "altra strada" per regolamentare il commercio, mantenendo pressione su deficit commerciali e catene di fornitura.

Prospettive future: rimborsi e tensioni istituzionali

La sentenza apre interrogativi su rimborsi per le tariffe già pagate e su un possibile "piano B" normativo. Il deterioramento dei rapporti tra Trump e la Corte, un tempo alleata, potrebbe influenzare future battaglie giudiziarie, inclusa l'immigrazione.

In un contesto di tensioni commerciali mondiali, questa decisione rafforza il ruolo del Congresso nel commercio, limitando l'esecutivo e promuovendo un approccio multilaterale. Gli osservatori attendono l'ordine esecutivo del 10%, che potrebbe mitigare ma non eliminare le frizioni globali, rendendo gli USA prevedibilmente meno aggressivi sul fronte tariffario.