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Il Disastro del Vajont: la tragedia che ha segnato l'Italia

Il disastro del Vajont rimane uno dei capitoli più tragici della storia italiana contemporanea, con oltre 2000 ricerche mensili che ne attestano la persistente rilevanza. Oggi, nel 2026, riacquista attenzione grazie a iniziative come la puntata di "Una Giornata Particolare" con Mauro Corona e Aldo Cazzullo, che riportano testimonianze dirette del dramma, mantenendo viva la memoria collettiva a oltre 60 anni dai fatti.

Il Disastro del Vajont: la tragedia che ha segnato l'Italia

La genesi del progetto: un'ambiziosa diga in una valle instabile

La diga del Vajont fu concepita negli anni '20 per sfruttare l'energia idroelettrica del torrente Vajont, al confine tra Veneto (provincia di Belluno) e Friuli-Venezia Giulia (provincia di Pordenone). Nel 1929, due studiosi ritennero la valle idonea, e il progetto fu approvato nel 1943 in un contesto irregolare, durante la Seconda Guerra Mondiale.

La costruzione, affidata alla SADE (Società Adriatica di Elettricità), portò all'edificazione di una delle dighe più alte al mondo: 261 metri di altezza, completata nel 1959. Le prove di invaso iniziarono subito, ma già nel marzo 1960 emersero segnali di instabilità sul versante settentrionale del Monte Toc, con una fessura a forma di M lunga oltre 2 km e larga 1 metro. Nell'ottobre successivo, una frana minore di 700.000 metri cubi generò un'onda anomala di 10 metri.

La notte del 9 ottobre 1963: la frana e l'onda devastante

Alle 22:39 del 9 ottobre 1963, una frana colossale di circa 270-300 milioni di metri cubi di roccia si staccò dal Monte Toc, precipitò nel lago artificiale e generò un'onda di piena alta oltre 250 metri, con un volume spostato di 50 milioni di metri cubi d'acqua.

Il Disastro del Vajont: la tragedia che ha segnato l'Italia

L'onda si divise: una parte lambì Erto e Casso, distruggendo frazioni come Frasègn, Le Spesse, Il Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino; un'altra scavalcò la diga – progettata per forze 20 volte inferiori – e si abbatté sulla valle del Piave. In 4 minuti, rase al suolo Longarone (1450 morti), Pirago, Faè, Villanova, Rivalta, Codissago e Castellavazzo (109 morti), con danni a Fortogna, Dogna e Provagna. L'acqua risalì persino fino a Termine di Cadore.

Il bilancio fu devastante: 1917 vittime confermate (di cui 487 bambini e adolescenti, 400 mai ritrovati), 895 abitazioni distrutte, 205 unità produttive cancellate, 2 km di ferrovia Belluno-Calalzo divelta e 4 km della SS51 spazzati via. Il 30% del bestiame andò perduto e la superficie seminativa dimezzata.

Errori umani e controversie: le cause della catastrofe

Tre errori principali contribuirono alla tragedia: la scelta di una valle geologicamente instabile, l'innalzamento del lago oltre i limiti di sicurezza nonostante i segnali di pericolo, e il mancato allarme la sera del 9 ottobre, che impedì l'evacuazione.

Opposizioni di esperti, come il capo del Genio Civile di Belluno trasferito per i suoi dubbi, furono ignorate. La SADE proseguì le operazioni, e lo Stato, pur finanziando parte del progetto, latitò nei controlli. I cittadini di Erto e Casso si opposero con il "Comitato per la Difesa del Vajont", ma invano.

Il Disastro del Vajont: la tragedia che ha segnato l'Italia

Le conseguenze e la ricostruzione

La Legge Speciale del Vajont, rifinanziata più volte, permise la ricostruzione di Longarone e l'insediamento di nuove aziende in provincia di Belluno. Erto rimase interdetta fino al 1971. Oggi, la diga resiste intatta, simbolo di un errore evitabile.

Documentari e testimonianze, come quelle raccolte nel 60° anniversario a Longarone, Erto e Casso, mantengono il dibattito vivo.

Lezioni apprese: un monito per il futuro

Il Vajont insegna l'importanza della geologia nelle grandi opere e della trasparenza istituzionale. La catastrofe, evitabile con maggiore prudenza, ha influenzato norme su dighe e frane in Italia, ricordandoci che la natura non perdona sottovalutazioni. Testimonianze come quella di Mauro Corona rafforzano questa memoria, invitando a non ripetere gli errori del passato.