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Iran, cosa sta succedendo: proteste, repressione e un regime sull'orlo del baratro

L'Iran è al centro dell'attenzione globale per un'ondata di proteste scoppiate alla fine di dicembre 2025, che hanno già causato migliaia di vittime e messo in discussione la stabilità del regime islamico. Questa situazione è particolarmente rilevante oggi, con il coinvolgimento di potenze come Stati Uniti e Israele, e un tracollo economico che alimenta la rivolta in oltre 190 città.

Iran, cosa sta succedendo: proteste, repressione e un regime sull'orlo del baratro

Le origini delle proteste: dalla crisi economica alla rabbia popolare

Le manifestazioni sono partite il 28 dicembre 2025, innescate da un grave carovita e da un tracollo economico che ha reso insostenibile la vita quotidiana per milioni di iraniani. Giovani e donne guidano il movimento, chiedendo l'abbattimento della Repubblica Islamica dopo 47 anni di regime. Dal 2009, l'Iran ha visto proteste ricorrenti con intensità crescente, ma questa ondata – al 15º giorno al momento delle ultime notizie – coinvolge 192 città, con video amatoriali che mostrano liberazioni temporanee di centri come Abdan e Malekà.

Il dissenso è trasversale: donne urlano contro la Guida Suprema Ali Khamenei, mentre la popolazione contesta la corruzione e le restrizioni. Esuli in Italia e a Londra organizzano manifestazioni solidali, bruciando bandiere iraniane davanti alle ambasciate.

La repressione del regime: un "massacro" senza precedenti

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Il governo ha risposto con una repressione durissima, inclusi blackout di internet e reti telefoniche protrattisi per oltre 72 ore, per isolare i manifestanti. Stime parlano di 3.000 morti tra il 31 dicembre 2025 e l'11 gennaio 2026, molti giovani under 30; Iran International, media di opposizione, arriva a 12.000 vittime, definendolo il "più grande massacro nella storia contemporanea dell'Iran", concentrato nelle notti dell'8 e 9 gennaio.

Esperti come Abdolmohammadi dell'Università di Trento definiscono questa fase "una delle più delicate della storia recente", con il regime che mostra debolezza ma usa la narrativa di "minacce esterne" – Israele e USA – per giustificare la violenza. Mariano Giustino descrive una "carneficina di giovani".

Il ruolo internazionale: Trump, USA e tensioni regionali

Gli Stati Uniti, sotto Trump, sostengono apertamente i manifestanti: il presidente ha promesso "l'aiuto è in arrivo" in un incontro con l'opposizione iraniana, annunciando dazi del 25% su chi commercia con Teheran e non escludendo opzioni militari. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha sottolineato la "paura" iraniana per le opzioni di Trump. L'Iran tenta canali diplomatici con figure come Witkoff per disinnescare la minaccia, mentre si avvicina a Russia e Cina per partnership energetiche e militari.

Iran, cosa sta succedendo: proteste, repressione e un regime sull'orlo del baratro

In Europa, il ministro Tajani ha condannato le violenze come "inaccettabili". Il contesto geopolitico vede il Medio Oriente come teatro anticinese, con un possibile "nuovo Iran" che porterebbe stabilità.

Fatti e cifre aggiornate: la portata della crisi

  • Durata: 15 giorni di rivolta nazionale, dal 28 dicembre 2025.
  • Vittime: 3.000-12.000 morti stimati, focus su giovani.
  • Città coinvolte: 192, con blackout comunicazioni.
  • Sostegno estero: Proteste a Londra e Italia; Trump attivo.
  • Regime: Accuse a USA/Israele; dialoghi segreti con Washington.

Queste cifre, da fonti come Iran International e Agensir, evidenziano un'emergenza umanitaria.

Le proteste iraniane rappresentano un punto di svolta: il regime, indebolito economicamente e isolato, rischia il collasso se perde il controllo dell'esercito. Tuttavia, la repressione e le alleanze con Russia-Cina potrebbero prolungare l'agonia, mentre il sostegno USA apre scenari di cambio geopolitico. La voce dei giovani e delle donne potrebbe ridefinire il futuro del Medio Oriente, ma il prezzo in sangue resta altissimo – un monito per la comunità internazionale.