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Omicidio Nada Cella: la condanna dopo 30 anni per il delitto irrisolto di Chiavari

Il caso dell'omicidio di Nada Cella torna prepotentemente d'attualità il 15 gennaio 2026, quando la Corte d'Assise di Genova emette la sentenza dopo quasi 30 anni dal brutale delitto, condannando l'ex insegnante Anna Lucia Cecere a 24 anni di reclusione. Questa svolta giudiziaria riaccende l'interesse pubblico su un cold case che ha segnato Chiavari e la Liguria intera, con oltre 1000 ricerche recenti legate al nome della vittima.

Omicidio Nada Cella: la condanna dopo 30 anni per il delitto irrisolto di Chiavari

I fatti del 6 maggio 1996

Nada Cella, nata nel 1971 a Chiavari e all'epoca 24enne (25 secondo alcune fonti), lavorava da cinque anni come segretaria nello studio del commercialista Marco Soracco, al secondo piano di via Marsala 14, in pieno centro della cittadina genovese. Quella mattina arrivò in ufficio intorno alle 8:35; alle 9:00 circa ricevette una persona che aveva suonato al citofono. Fu aggredita con violenza: colpita almeno quindici volte alla testa con un oggetto contundente mai ritrovato, fu trovata agonizzante dallo stesso Soracco. Morì poco dopo in ospedale, in un delitto descritto come "d'impeto" e brutale.

Le indagini iniziali e i sospetti su Soracco

Omicidio Nada Cella: la condanna dopo 30 anni per il delitto irrisolto di Chiavari

Subito dopo il delitto, Soracco divenne il principale indiziato: la sua vita e quella della madre Marisa Bacchioni furono scandagliate a fondo dagli inquirenti della Procura di Genova, coordinati dalla pm Gabriella Dotto. Il nome di Anna Lucia Cecere, ex insegnante 56enne, emerse brevemente: i carabinieri trovarono a casa sua bottoni compatibili con uno rinvenuto sotto il cadavere, ma dopo cinque giorni di indagini la sua posizione fu archiviata. Il caso si arenò per anni, alimentando teorie su moventi tormentati dalla vittima, che pare volesse cambiare lavoro.

La riapertura del caso nel 2021

Il colpo di scena arrivò nel 2021 grazie alla criminologa Antonella Delfino Pesce e all'avvocata Sabrina Franzone, che rileggerono gli atti spingendo la Procura a riaprire l'inchiesta. Assegnata alla Squadra Mobile, l'indagine puntò su Cecere, accusata di omicidio volontario aggravato da futili motivi e crudeltà. A ottobre 2023 arrivò la chiusura delle indagini preliminari, con notifica a Cecere: avrebbe ucciso Nada per gelosia e ambizione, volendo prendere il suo posto sia lavorativo che sentimentale accanto a Soracco, in un groviglio di dinamiche affettive e forse un passaggio di denaro in nero scoperto dalla vittima.

Omicidio Nada Cella: la condanna dopo 30 anni per il delitto irrisolto di Chiavari

La sentenza del 15 gennaio 2026

La Corte d'Assise, presieduta da Massimo Cusatti, ha condannato Anna Lucia Cecere a 24 anni di carcere per omicidio volontario, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi ma non quella della crudeltà; la pm Dotto aveva chiesto l'ergastolo. Marco Soracco ha ricevuto 2 anni per favoreggiamento, mentre la madre Marisa Bacchioni è uscita dal processo. Cecere non era presente in aula a Genova, mentre Soracco ha annunciato ricorso: "Inaccettabile". Silvia Cella, cugina della vittima, ha commentato: "Giustizia è fatta". La Corte ha 90 giorni per le motivazioni.

Il contesto umano e sociale

La vicenda ha mobilitato Chiavari: un gruppo di donne locali ha seguito le udienze con "silenziosa solidarietà", rompendo l'omertà diffusa, mentre la madre di Nada, Silvana Smaniotto, ha atteso l'esito a casa. La tenacia della famiglia e della criminologa Pesce Delfino ha permesso di risolvere un caso che rischiava di rimanere irrisolto tra i "caruggi" liguri.

Questa condanna porta closure a una ferita aperta per 30 anni, sottolineando l'importanza di rivedere prove in cold case con nuove lenti forensi e umane. Dimostra come perseveranza e tecnologia possano fare giustizia, ma lascia aperte domande su coperture e moventi complessi, in attesa di appello.