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Peculato al Garante della Privacy: l'inchiesta che scuote l'Autorità garante dei dati personali

L'inchiesta sul Garante della Privacy sta dominando le cronache italiane, con un blitz della Guardia di Finanza che ha portato a perquisizioni e sequestri nella sede romana dell'Autorità. Scatenata dai servizi della trasmissione Report, l'indagine della Procura di Roma accusa i vertici di reati gravi come peculato e corruzione, rivelando un presunto abuso di fondi pubblici in un ente chiave per la tutela della privacy.

Peculato al Garante della Privacy: l'inchiesta che scuote l'Autorità garante dei dati personali

Il blitz della Guardia di Finanza e gli indagati

Il 15 gennaio 2026, gli uomini del Nucleo Pef della Guardia di Finanza hanno fatto irruzione nella sede del Garante in piazza Venezia, su mandato della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Sono stati sequestrati telefoni cellulari, computer e documenti, con perquisizioni estese ad alberghi romani, abitazioni private e persino auto di servizio.

Indagati sono tutti i membri del Collegio: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Stanzione, intervistato dai cronisti, si è limitato a dire: "Sono tranquillo". L'inchiesta si basa su segnalazioni di Report sulle spese di rappresentanza, con reati ipotizzati in concorso e continuati fino al dicembre 2025.

Le accuse di peculato: spese folli con denaro pubblico

Peculato al Garante della Privacy: l'inchiesta che scuote l'Autorità garante dei dati personali

Al centro delle contestazioni c'è il peculato, reato che punisce l'appropriazione di denaro pubblico da parte di pubblici ufficiali. Secondo il decreto di perquisizione, i membri del Collegio avrebbero richiesto rimborsi per spese estranee al mandato, come soggiorni in hotel di lusso, parrucchiere, macellerie e tessere "Volare Classe Executive" da 6.000 euro ciascuna.

I costi di rappresentanza e gestione sono esplosi: da circa 20.000 euro nel 2021 a 400.000 euro nel 2024, parallelamente all'innalzamento del tetto mensile da 3.500 a 5.000 euro deciso dal Collegio nel 2020. La Procura contesta l'uso privato di beni pubblici, inclusa l'auto di servizio per fini personali.

Ipotesi di corruzione: sanzioni attenuate per favori?

L'accusa di corruzione emerge da presunti legami con procedimenti sanzionatori ritardati o mitigati. Nel caso di Ita Airways, responsabile della protezione dati, la sanzione iniziale di 44 milioni di euro sarebbe stata ridotta a 12,5 milioni e poi a 1 milione, con ritardi che hanno rischiato la prescrizione. Lo studio legale E-Lex, coinvolto, avrebbe beneficiato di trattamenti favorevoli in analoghi casi con ASL Abruzzo 1 (solo ammonimento) e ASL Napoli 3 (30.000 euro di multa).

Peculato al Garante della Privacy: l'inchiesta che scuote l'Autorità garante dei dati personali

I magistrati sottolineano che i vertici erano consapevoli dei rischi procedurali, ipotizzando un "collegamento indiretto" con le utilità ricevute.

Il contesto: un'Autorità sotto i riflettori

Il Garante della Privacy è l'organo indipendente che vigila sul rispetto del GDPR e delle norme sulla protezione dati in Italia. Questa inchiesta solleva interrogativi sulla trasparenza di un ente che dovrebbe garantire integrità. Il giornalista Thomas Mackinson de Il Fatto Quotidiano ha spiegato come l'indagine sia nata da approfondimenti su spese ingiustificate, amplificati da Report.

Prospettive e implicazioni future

L'inchiesta è aperta e l'importo del peculato va ancora quantificato, ma promette di ridefinire i controlli interni al Garante. Potrebbe portare a riforme su rimborsi e sanzioni, rafforzando la credibilità dell'Autorità in un'era di dati sempre più sensibili. Gli indagati restano in carica, ma il dibattito pubblico impone maggiore accountability per chi tutela la privacy altrui.